Il Lambrusco (circolare) che non ti aspetti

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Economia 16 Novembre, 2021

Il Lambrusco (circolare) che non ti aspetti

Nel mondo che vogliamo, quello dell’economia circolare, le imprese virtuose riducono, annullano e, in taluni casi, arrivano a rendere positivo il proprio impatto sull’ambiente. 

Come si valuta l’impatto ambientale? Ad oggi non esiste un metodo universalmente riconosciuto ma sicuramente è necessario considerare tutti i modi in cui l’azienda modifica l’ambiente, valutando ogni fase del processo produttivo e l’intera value chain: l’approvvigionamento delle materie prime, la produzione del bene, l’utilizzo delle risorse scarse, la logistica ed il trasporto dei prodotti, l’uso finale del bene da parte del consumatore, la gestione del fine vita del prodotto e degli scarti di produzione. Tanto per citare gli aspetti principali.

In questo contesto, Raffaella Merlin ci racconta le scelte e le azioni messe in pratica dall’Azienda agricola Bugno Martino, azienda produttrice di vino Lambrusco biologico nel rispetto del territorio e dell’ambiente.

Innanzitutto, perché avete deciso di produrre vino in modo biologico?

Per diversi motivi. Il primo è legato alla volontà di tutelare l’ambiente in cui viviamo. Dalla rivoluzione industriale in avanti è stato dimostrato che lo sfruttamento delle risorse ha creato scompensi ed è responsabile del cambiamento climatico. Bisogna cercare di limitare lo sfruttamento delle risorse. Non utilizzare prodotti chimici che possono danneggiare l’ambiente. La nostra filosofia è rispettare l’ambiente, non sconvolgerlo, utilizzare le risorse che ci sono date e lasciarle ai nostri figli in una quantità non inferiore a quella che abbiamo ricevuto, anzi se possibile aumentarle.

Un altro motivo è legato alla consapevolezza che un frutto sano che deriva da un terreno sano è qualitativamente migliore di un prodotto che deriva da coltivazione tradizionale. Questo vale sia a livello salutare che a livello di percezione gustativa.

Infine, nel campo del Lambrusco la stragrande maggioranza dei vini sono prodotti in modo convenzionale. Fare biologico è sicuramente distintivo.

Pensando alla materia prima, quali vitigni utilizzate nella vostra azienda e perché questa scelta?

Utilizziamo solo vitigni autoctoni, proprio per rispettare la biodiversità della zona in cui viviamo e lavoriamo. Le piante autoctone sono quelle che danno il massimo a livello di espressione nei terreni nativi. Lo sapete che le piante di Lambrusco nascevano in maniera selvatica ai bordi dei fossi?

Come viene lavorato e preparato il vostro terreno? E come viene raccolta l’uva?

Rispetto al passato abbiamo abbandonato l’aratura tradizionale, che gira la terra di 40 cm. Recenti studi evidenziano quanto un’aratura così profonda sia dannosa per la vita presente nel terreno. Noi muoviamo la terra solo per 20 cm di profondità. Questa tecnica ti permette di avere sempre il terreno seminato. Si parla di lavorazioni minime verticali.

Per quanto riguarda invece la raccolta dell’uva, per la nostra etichetta “Bugno Martino”, l’uva viene raccolta a mano.

Quanto pensate sia importante integrare la vigna nell’ecosistema e come la favorite? 

Crediamo sia fondamentale ragionare non solo sulla vigna ma su tutto il terreno circostante creando un equilibrio tra le colture e gli esseri viventi vegetali e animali, dato che si influenzano gli uni con gli altri. 

Per questo pratichiamo la rotazione delle colture. Abbiamo installato le arnie e seminato i multi floreali per favorire la presenza di api. Inoltre, sulla nostra proprietà vige il divieto di caccia: la fauna selvatica concima naturalmente i terreni. Questa fonte organica di concime ha un rapporto azoto/carbonio molto basso e agisce come fonte di nutrimento per i microorganismi. Inutile precisare che la fauna selvatica e gli insetti spontanei vivono e si riproducono solo se i terreni sono sani. La loro presenza è importantissima perché si nutrono degli insetti nocivi.

All’equilibrio dell’ecosistema contribuiscono anche le piante selvatiche o infestanti che crescono lungo i fossi. A differenza dell’agricoltura tradizionale, nell’agricoltura biologica queste piante non vengono tolte. Tutto serve. La natura va lasciata libera di esprimersi e fiorire. Interveniamo solo quando la presenza degli infestanti diventa eccessiva, eliminandoli manualmente.

Visto che la tutela dell’ambiente è importante per voi, che tipo di prodotti e fertilizzanti utilizzate per la coltivazione della vite? E che impatto ambientale hanno sull’ambiente? 

Per fertilizzare i campi abbiamo scelto di avvalerci di colture di copertura, utilizzando la tecnica del sovescio, e di preparati biodinamici.

Le colture di copertura si fondano sull’utilizzo di un mix di sementi, che vengono piantate tra i filari per concimare naturalmente i terreni. Prima della semina il terreno viene analizzato in modo da individuare quali sono gli elementi/nutrienti che mancano e che vanno riequilibrati con l’utilizzo delle semenze adatte, in genere si parla di Veccia, Trifoglio, Senape, Phacelia e similari. Dopo la semina, una volta che le piante sono cresciute, si fa il sovescio: le piante vengono tagliate e lasciate a concimare il terreno senza essere più mosse. Si tratta di una concimazione naturale, lenta, graduale e duratura. La pianta mangia a seconda del suo bisogno. Le concimazioni chimiche invece rilasciano energia in modo molto veloce, come se la pianta mangiasse 300 piatti di pasta in un colpo, giusto per dare un’idea. Una volta finito l’effetto dei carboidrati, si esaurisce l’energia della pianta.

I preparati biodinamici, invece, consistono in una selezione di concime animale interrato all’interno di un corno di bue. Qualcuno considera questa tecnica alla stregua della stregoneria. In realtà, in questo modo si favorisce la nascita della vita (insetti, vermi, ecc) a beneficio dell’equilibrio del terreno.

I vantaggi ambientali delle colture di copertura sono notevoli, dato che immagazzinano CO2 contribuendo a ridurre l’inquinamento. Inoltre, favoriscono la biodiversità, in particolare dei microbi sotterranei, e migliorano il ciclo dell’acqua rendendo i terreni più friabili e più drenanti.

Un grosso problema delle produzioni agricole riguarda lo spreco di risorse e di beni prodotti. Utilizzate tecniche e strumenti propri dell’agricoltura di precisione per limitare gli sprechi della vostra attività?

Sì, ci avvaliamo di una stazione meteo che prevede con precisione l’evoluzione delle condizioni meteorologiche nei giorni immediatamente successivi con riferimento al terreno della nostra azienda. Questa tecnologia studia ed immagazzina i dati del microclima dell‘azienda e misura l’umidità fogliare all’interno della vigna. In questo modo possiamo fare i trattamenti a base di rame e zolfo, gli unici due sistemi di copertura consentiti per la prevenzione delle malattie, solo quando è effettivamente necessario. Proprio perché i trattamenti sono precisi, il quantitativo di rame e zolfo che usiamo è il minimo indispensabile, ampiamente al di sotto dei quantitativi ammessi dalla legge. Per aumentare la resistenza delle piante alle malattie utilizziamo estratti di olii essenziali di agrumi e di alghe. Rame e zolfo che residuano nelle botti a fine trattamento vengono recuperati e smaltiti all’interno di un Agribiobed, una vasca di recupero dei liquidi che attraverso piante e microrganismi degrada naturalmente i residui di prodotto, in modo che nulla residui sul terreno, eliminando il problema dell’inquinamento delle falde acquifere. 

Altre risorse preziose sono acqua ed energia elettrica. 

Lo sappiamo bene e per questo abbiamo deciso di non irrigare. Il sovescio e le colture di copertura consentono comunque di creare la vita nel terreno, anche se la pioggia, quando c’è, è la benvenuta. Per quanto riguarda l’utilizzo di energia elettrica, la fase in cui abbiamo un maggior consumo di energia è quella di stoccaggio, quando è necessario mantenere una determinata temperatura del vino all’interno delle botti. Abbiamo in cantiere l’installazione di pannelli solari sul tetto di uno dei nostri edifici.

Quali materiali utilizzate per il packaging del vostro vino?

Acquistiamo bottiglie con grammatura ridotta per limitare l’utilizzo del vetro. Le etichette sono tutte in carta riciclata. Tutti i nostri imballaggi, dalle confezioni a quelli specifici per le spedizioni, sono realizzati con cartone riciclato.

Una volta che il vino è prodotto ed imballato, è praticamente pronto per arrivare nei bicchieri degli intenditori. Che tipo di trasporto o spedizione scegliete? 

Purtroppo in questo momento non c’è molta scelta sul trasporto aereo o via gomma. Il tipo di spedizione su cui possiamo scegliere di minimizzare l’impatto ambientale è quella oltre oceano. In questo caso ci sono aziende che comunicano attraverso l’utilizzo di certificazioni la quantità di emissione prodotta per singola tratta. Scegliamo il tipo di spedizione meno inquinante.

E ora un occhio al futuro: cosa si butta via del vino? State valutando modi per recuperarlo o per cederlo a chi può utilizzarlo in un nuovo processo produttivo?

In realtà gli unici scarti della nostra produzione sono rappresentati da vinacce e fecce, che recuperiamo come fertilizzante del terreno.

Nel settore del biologico sono presenti dinamiche di condivisione di conoscenza e best practice? 

Tra cantine amiche ci sono frequenti scambi di informazioni e di esperienze, oltre a diverse associazioni di vini naturali che promuovono le pratiche ecologiche in campo e in cantina.

Secondo voi quali sono i punti critici nella produzione del vino, da risolvere per raggiungere il tanto agognato impatto zero? 

A livello artigianale e biologico, per come operiamo noi, si tratta di ottimizzare le risorse e cercare di autoprodurre l’energia necessaria. Per quanto riguarda le certificazioni, ad oggi esiste una giungla di certificazioni, tra l’altro molto costose da ottenere, che non sono garanzia degli sforzi fatti per produrre un prodotto in armonia con l’ambiente. Andrebbe quindi promossa una certificazione unica che permetta alle aziende di comunicare in modo chiaro ed efficace ai consumatori finali.

A proposito di comunicazione, le produzioni biologiche sono associate generalmente a un maggior costo di produzione e quindi a un maggior prezzo finale rispetto alle produzioni convenzionali. A che tipo di clientela vi rivolgete e come comunicate il valore del vostro prodotto? 

Il nostro è sicuramente un target medio-alto spendente con una forte sensibilità per i prodotti naturali. La nostra comunicazione si basa sul lavoro che facciamo in vigna per far passare il messaggio di naturalità. Riscontriamo attenzione e curiosità crescente per i nostri prodotti, non solo per il rispetto dell’ambiente ma per una questione legata al benessere fisico e alla salute. 


(Mario Soldati)

Il vino è la poesia della terra

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