Economia circolare e digitalizzazione

L’Italia si sta riscoprendo sempre più “verde”.

Una ricerca di LinkedIn sui propri profili europei che si occupano di green economy o comunque citano la “sostenibilità” nella descrizione del ruolo aziendale, evidenzia che in Italia i professionisti del settore sono aumentati del 13% nell’ultimo anno, con un incremento del 7,5% in più rispetto alla media globale. Aumentano esponenzialmente anche i posti di lavoro richiesti nel settore della sostenibilità (+49%) e Milano si posiziona settima a livello mondiale per numero di professionisti esperti sui temi “green”.

La pandemia non ha fatto che accelerare una tendenza che si era già manifestata, incanalando sempre più risorse mondiali verso attività, idee e processi di sviluppo che si occupano di ambiente e sostenibilità.

Gli effetti del cambiamento climatico hanno un impatto ormai noto, le emissioni di anidride carbonica devono essere ridotte per contenere il tasso di aumento della temperatura terrestre. Gli accordi di Parigi del 2015 prevedono che l’aumento della temperatura sia contenuto al 1,5% a partire dal 2020 e che gli Stati aderenti agli accordi presentino obiettivi quinquennali per ridurre le proprie emissioni, fino all’emissione zero entro il 2050.

Uno dei punti fondamentali per raggiungere tale traguardo è il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare, dove lo scarto diventa risorsa ed è fondamentale impostare una strategia “by-design” che preveda cicli di vita più lunghi dei prodotti e il loro utilizzo a fine vita.

La tecnologia digitale

Il segreto è la “connessione” degli elementi, la tecnologia digitale.
E l’Italia sembra aver imboccato la strada giusta: il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha varato il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0, maggiorando tetti e aliquote anche per gli investimenti in innovazione green e digitale, prospettando la diffusione degli incentivi anche alle imprese di piccola dimensione, notoriamente il tessuto economico più importante del Belpaese.

La digitalizzazione favorisce la riorganizzazione dei processi produttivi, adottando comportamenti virtuosi in fase di progettazione, efficientando l’utilizzo delle risorse energetiche, sfruttando la potenza della rete e della condivisione delle informazioni.

La digitalizzazione è un concetto affine a quello di circolarità: “digitalizzare” significa convertire in cifre una grandezza fisica. Il digitale si occupa di raccogliere dati, di elaborarli e di restituirli. Una sorta di “circolo” per tradurre input e trasformarli in output diversi.

Ma il digitale va oltre la mera raccolta o elaborazione dell’informazione, si spinge in maniera proattiva a simulare situazioni per aiutarci a prendere fin da subito le decisioni più corrette: grazie ad algoritmi matematici e statistici, che sono alla base dell’intelligenza artificiale, un sistema digitale avanzato è in grado di calcolare tempi, quantità, costi; può prevedere scenari diversi a seconda di come si agisce sui parametri di riferimento, traducendo quindi in cifre gli eventi che ci circondano.

Conclusioni

Il digitale permette di partire con il piede giusto, già in fase di organizzazione del processo produttivo. Se state pensando di iniziare la transizione verso processi produttivi circolari, percorrete in parallelo anche la strada della digitalizzazione, a maggior garanzia del successo del vostro progetto!

Per approfondire:

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Un esempio di economia circolare: il legno della Tempesta Vaia

Per capire cosa è l’economia circolare basta prendere in considerazione qualche esempio concreto. Le passeggiate tra le valli e le vette del Trentino hanno in serbo la scoperta di interessanti casi di economia circolare e di resilienza, oltre che della magnificenza della Natura.

La Tempesta Vaia

Tutti ricordiamo la tempesta Vaia, che nella notte tra il 28 e il 29 ottobre di circa due anni fa spazzò via circa 42 milioni di alberi sulle Dolomiti. Ancora oggi, passeggiando nei boschi delle valli colpite, è possibile vedere i segni della furia dell’uragano. Intere strisce di bosco completamente rade. Alberi divelti sui pendii, con il capo chino, in attesa che qualcuno renda loro giustizia per lo scempio subito. Si tratta peraltro di legname in cattive condizioni, frastagliato, squarciato, non utilizzabile per opere di grandi dimensioni. Oltre al disastro ambientale, un bel problema per l’economia locale basata sul commercio e sulla lavorazione del legno!

Cosa fare di tutto questo legname a terra?

La risposta deve necessariamente contribuire al recupero e alla valorizzazione di risorse naturali che andrebbero altrimenti perdute. Nell’ottica dell’economia circolare infatti gli scarti hanno valore e vengono reinseriti nel sistema produttivo per creare nuovi oggetti e nuove risorse.

Soluzioni circolari

Una prima idea è arrivata dall’Emilia Romagna con il piano per l’utilizzo del cippato di legno, cioè di scaglie di pochi millimetri che si ottengono triturando i tronchi, come combustibile per centrali termoelettriche a biomasse nei pressi di Ravenna e di Modena.

Il cippato di legno è utilizzato anche nell’ambito del progetto di ricerca “SnowRESolution”. In questo caso, un impianto di tri-generazione è in grado di produrre simultaneamente energia elettrica, energia termica per il riscaldamento ed energia frigorifera sotto forma di neve. In altre parole, il legno si trasforma in neve per la felicità degli sciatori!

Un’altra idea, molto creativa, è di alcuni giovani trentini che fondano una start up con lo stesso nome della tempesta: Vaia. L’azienda produce piccole ed essenziali casse di risonanza per gli smartphone a partire dal legno di abete e di larice recuperato dagli alberi sradicati. Le casse, semplici cubi di massello, permettono la propagazione naturale dei suoni senza l’impiego di energia. A tale progetto prendono parte i boscaioli, le segherie e i falegnami locali per far sì che i benefici sociali ed economici ricadono direttamente a favore delle comunità colpite dalla tempesta.

A partire dagli “scarti” causati da una calamità naturale si producono energia, neve e casse di risonanza! Quali altri utilizzi potrebbe avere il legno degli alberi abbattuti dalle tempeste di tutto il mondo?

 

La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.
(Charles R. Swindoll)

 

Per approfondire cosa si intende per economia circolare leggi: https://getitcircular.eu/index.php/2020/01/19/cosa-si-intende-per-economia-circolare/

Per conoscere di più il progetto della start up che produce casse di risonanza con il legno degli abeti e dei larici abbattuti: https://www.vaiawood.eu/

 

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Il Diavolo veste Circolare

Ve lo ricordate il “Diavolo veste Prada”? Il divertente film sul mondo della moda tratto dall’omonimo best-sellers di Lauren Weisberger? Una delle morali del film è che l’industria della moda è meno superficiale di quanto si possa immaginare. Dietro a quello che vediamo nelle vetrine o sulle copertine delle riviste, c’è il duro lavoro di migliaia di persone, fatto con passione e dedizione.

E duramente stanno lavorando tutti coloro che sono impegnati nel guidare uno dei settori più inquinanti al mondo verso la circolarità e sostenibilità. Come raggiungere obiettivi così ambiziosi?

Partiamo dalla materia prima: nella moda circolare è importante scegliere tessuti riutilizzabili, in modo che restino all’interno del cerchio.

Tessuti naturali

Le fibre di origine naturale come cotone, seta, lana, sono sicuramente adatti ad essere riutilizzate e rigenerate.

Per le lavorazioni di rigenerazione e riutilizzo di lana e cotone dismessi, il Distretto di Prato rappresenta storicamente un’eccellenza italiana con i suoi “cenciaroli”, ossia i raccoglitori di “stracci” usati. I tessuti dismessi vengono raccolti, divisi per colore, trasformati in un nuovo filato grazie a un procedimento meccanico. Il filato rigenerato viene poi utilizzato per creare linee di abbigliamento in base ai principi dell’ecodesign con cuciture di cotone, colori non tossici e privi di termoadesivi o inserzioni di materiale sintetico. La presenza di tali elementi impedirebbe infatti di riportare il tessuto a fine vita a materia prima.

Proprio a Prato è nata Rifò, start-up della moda circolare, che crea nuovi capi a partire da vecchi capi in cashmere e jeans in cotone.

Purtroppo, la pratica della rigenerazione presenta dei limiti: le fibre rigenerate diventano progressivamente più corte con il susseguirsi delle lavorazioni e vanno utilizzate assieme a fibre vergini per poter realizzare un tessuto di qualità.

Tessuti innovativi

Oltre ai tessuti di origine naturale, sono degni di salire in passerella tessuti innovativi, ottenuti da materiali di scarto vegetale.  Ricerca, creatività ed innovazione tecnologica la fanno da padroni!

E’ il caso di Orangefiber: da ciò che resta dopo la spremitura degli agrumi, detto pastazzo, è possibile estrarre cellulosa atta alla filatura. Dal filato si passa quindi ad un tessuto simile alla seta. Le vinacce sono invece lo scarto della produzione del vino a partire dal quale è stato realizzato un tessuto in similpelle: Wineleather. Qualche cantina di Lambrusco potrebbe lanciare una propria linea di accessori! Dagli scarti del latte, e comunque dai prodotti che contengono caseina, è possibile ottenere un tessuto simile alla lana. Tale tessuto ha il pregio di essere particolarmente morbido ed idratante per la pelle.

Si potrebbero citare molti altri esempi frutto di creatività ed ingegno. Tanto che dalla partnership tra il mondo dell’agricoltura femminile e quello del fashion è nato un nuovo brand “Agritessuti”. Il brand ha l’obiettivo di creare una filiera del tessile Made in Italy 100% ecosostenibile, con tessuti naturali e tinture green realizzate con prodotti e scarti agricoli.

Tessuti da materiale non vegetale

Altri tipi di tessuti riciclabili, altrettanto validi per la moda circolare, derivano da materiale non vegetale.

Pensiamo ad esempio ai tessuti ottenibili dalla plastica, che viene riportata al polimero di nylon. Econyl è un filo di nylon prodotto recuperando le reti da pesca utilizzate in mare, del tutto equiparabile al nylon prodotto da fonte vergine. Un altro esempio viene dal progetto “Fili Pari”: a partire dalla polvere di marmo è possibile realizzare un tessuto idrorepellente, in diverse colorazioni, a seconda della polvere utilizzata.

Non solo sostenibilità ambientale

Che siano di origine naturale, vegetale o non, i diversi tipi di tessuti saranno a contatto della pelle di chi li indossa. Per tale motivo è fondamentale che i tessuti siano privi di sostanze nocive, che sarebbero altrimenti assorbite dall’epidermide.

Inoltre, quali altri aspetti vanno considerati nella scelta di un tessuto circolare? Circolarità fa rima con sostenibilità.

Dietro a ogni tessuto ci sono modalità di lavoro e di retribuzione della manodopera molto diverse e spesso non eque. Pensiamo anche che se la moda si servisse esclusivamente di fibre naturali come il cotone, questo determinerebbe probabilmente la conversione colturale di molti terreni a scapito di altre coltivazioni dedicate all’alimentazione.

Molti sono i brand attenti alla scelta di tessuti circolari e sostenibili come il giovane Unsigned – children wearing, che per i suoi capi destinati ai più piccoli, utilizza cotone organico con certificazione GOTS. Questa certificazione garantisce la sostenibilità etica ed ambientale del tessuto controllando l’intero processo produttivo, dalla coltivazione della fibra alla lavorazione a nobilitazione del filato.

E’ tutto?

I consumatori, Millenials in particolare, si stanno dimostrando particolarmente sensibili ai temi della sostenibilità ambientale e sociale nella scelta dei capi e degli accessori da acquistare. Tuttavia, spesso si chiedono se siano giustificati i prezzi decisamente alti di questi prodotti.

Se pensiamo alla coltivazione del cotone organico, che richiede tempi e cura maggiori rispetto al cotone non organico, senza sfruttare la manodopera, possiamo comprendere come il maggior costo della materia prima incida sul prezzo di vendita del capo. Ricordiamoci che, in questo caso, ad un costo più alto per il consumatore finale corrisponde un costo ambientale e sociale più basso.

E come direbbe Miranda Priestly, la Direttrice della rivista “Runway” de “Il Diavolo veste Prada”: “E’ TUTTO”.

Per ora.

 

Per approfondire i temi legati alla moda circolare leggi anche: https://getitcircular.eu/index.php/2020/05/19/anche-la-moda-chiude-il-cerchio/

 

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Bankers&Co

Photo by Paulo Carrolo on Unsplash

 

La sfida del nostro tempo è la transizione ad un’economia sostenibile.

Dopo questo periodo di stand-by torneremo alla normalità? O riusciremo a capire che quella che era la normalità si è rivelata essere un problema? Riusciremo a pianificare la strategia per ridurre le alterazioni dell’ambiente?

Dobbiamo contrastare ed abbandonare le attività che causano perdita di biodiversità, alterazione degli habitat e cambiamenti climatici. Per farlo in maniera impattante è fondamentale arrivare a un paradigma economico circolare, ossia processi industriali ed agricoli sostenibili, che ricorrono a fonti energetiche rinnovabili.

Sono già molte le imprese, grandi e meno grandi, convinte che il futuro sia circolare. Negli ultimi anni sono fiorite anche molte start-up che prestano l’innovazione tecnologica alla causa, presentando idee che vanno da materiali tecnologicamente avanzati, abili ad essere riciclati/riusati, a nuove fonti di energia pulita. Oggi il modello circolare funziona soprattutto grazie alla cooperazione all’interno di settori e filiere, al sostegno di filantropi, come la Ellen MacArthur Foundation, e di alcuni pionieri del mondo del finanza.

 

Cosa serve perché l’economia circolare esploda a livello di sistema?

 

Tra le diverse cose, è sicuramente fondamentale che arrivi il sostegno massiccio di investitori e di finanziatori.

Per far sì che ciò sia possibile, occorre comprendere l’impatto che il paradigma economico circolare sviluppa sui profili di rischio degli assets, abbassandoli, e la conseguente generazione di combinazioni rischio-rendimento che possono essere associate agli asset circolari. Occorre superare definitivamente la logica dello “short termism”, ossia della ricerca di alti profitti nel breve termine. Occorrono “capitali pazienti”, investiti con una visione di lungo termine in progetti capaci di riconoscere, oltre al profitto, l’evidente connessione tra sfide ambientali e sfide sociali.

L’Institute for Sustainability Leadership, della prestigiosa Università di Cambridge, ha dedicato uno studio al ruolo che il sistema bancario può ricoprire nell’accelerare la transizione a un’economia sostenibile.

Nella teoria dell’intermediazione finanziaria le banche hanno il ruolo di moltiplicatore di denaro grazie al loro ruolo di intermediari di capitali ma anche di relazioni.

In quanto intermediaria di capitali, la banca può esporsi direttamente nei confronti della clientela erogando finanziamenti collegati ad esempio agli indicatori di sostenibilità, i cosiddetti SDGs ( che però non sono ancora collegati a concetti prettamente circolari).

Le varie forme di finanziamento potrebbero correlare il livello del tasso di interesse al raggiungimento di un determinato KPI. La provvista può essere ottenuta dalla banca mediante emissione di green bond o di transition bond, strumenti di debito finalizzati specificamente al finanziamento di progetti ad hoc, oppure tramite la realizzazione di cartolarizzazioni sintetiche.

E’ chiaro che la banca dovrà orientarsi su un terreno in parte nuovo se pensiamo che l’impresa circolare, a differenza di quella lineare, mette in pratica modelli di business che divengono redditizi mediamente in periodi più a lungo termine.

In quanto intermediari di relazioni, la banca potrebbe accompagnare le imprese circolari a realizzare i propri progetti avvalendosi del proprio network e dei propri partner. Potrebbero nascere partnership e sponsorship, in cui le varie esperienze e competenze sono messe a disposizione per la realizzazione dell’iniziativa circolare.

Un importante esempio di “collaborative financing”, che ha portato alla realizzazione di una piantagione di gomma su terreni degradati e permesso di recuperare 88 mila ettari di terreno nonché 16 mila posti di lavoro, è citato dal gruppo di lavoro dell’Università di Cambridge.

L’operazione, denominata “The Tropical Landscape Finance Facility (TLFF), è stata strutturata sul mercato con l’emissione di un sustainability bond ed è stata resa possibile grazie ai rapporti intercorrenti tra un’importante banca francese, Michelin e agenzie per lo sviluppo come il Development Finance Institutions (DFIs).

Altre strade innovative da percorrere per raccogliere fondi sotto forma di equity sono rappresentate da venture capital, forma tipica di fundraising per le imprese innovative e ad alto potenziale di crescita, dall’equity crowfunding, che permette di raccogliere fondi di modesta entità da un numero elevato di investitori utilizzando piattaforme ad hoc, e dagli incubatori, organizzazioni che offrono capitale ad aziende selezionate con criteri di governance responsabile e valutazione di impatti sociali e ambientali positivi.

Lascia sperare in una trasformazione della finanza, la ormai storica lettera che Larry Fink, CEO di BlackRock, ha indirizzato agli investitori per annunciare l’intenzione di rendere la sostenibilità parte integrante della costruzione dei portafogli e del risk management.

L’introduzione degli SDGs, avvenuta ad ottobre 2017, ha rappresentato un importante avanzamento per dotare gli investitori di un lessico comune che consenta loro di progredire verso un sistema di misurazione degli impatti che l’essere sostenibili consente di ottenere.

E’ importante pertanto sviluppare approcci che riconoscano e misurino la circolarità e che includano fattori di rischio lineari nei processi di valutazione e di risk assessment. Serve uno standard unico e univoco per dare punteggi ambientali ai progetti e agli investimenti.

A tal proposito è stato fatto un primo passo con la pubblicazione del rapporto del Gruppo di esperti UE sulla finanza sostenibile sul “sistema di classificazione per le attività economiche sostenibili”. Questo primo “elenco verde” servirà a classificare dal punto di vista finanziario le attività e il rapporto sugli standard per il Green Bond. Il prossimo obiettivo della Commissione è definire il quadro normativo collegato.

In tutto questo, è fondamentale che la finanza non investa in progetti non sostenibili o ingannevolmente sostenibili (green-washing e window-washing). Le imprese circolari possono aiutare gli investitori a riconoscerle presentando una disclosure di bilancio quanto più esplicativa della natura della propria attività e dei propri prodotti/servizi, della gestione dei rischi connessi e dei benefici che si attende di ottenere. Possono fare molto anche gli investitori finali domandando e scegliendo proposte di investimento sostenibili, con esplicito riferimento all’economia circolare.

Ipotizzando quindi un atteggiamento proattivo di esponenti della finanza, imprese circolari ed investitori finali, nella realizzazione di una vision e di una strategia comune sostenibile, manca ancora un ingrediente. Per svelarlo è bello richiamare il passaggio di un romanzo svedese, più volte ripreso da Barricco. Una regina che voleva imparare ad andare a cavallo, salì in groppa al destriero e chiese sprezzante al maestro di equitazione se ci fossero regole da rispettare. La risposta fu: la prima regola è prudenza; la seconda è AUDACIA.

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Economia Circolare: il quadro normativo europeo

La Normativa Europea etichettata come “Pacchetto Economia Circolare” varata a Strasburgo il 30 maggio 2018 ed in vigore dal 4 luglio 2018, deve essere recepita dai paesi membri entro il 5 marzo 2020.

Il pacchetto costituito da 4 Direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio Ue, modifica ben 6 precedenti Direttive Europee e pone nuovi obiettivi in termini di riciclo degli scarti (vedi immagine).

Entro il 2025 il 55% dei rifiuti urbani dovrà essere riciclato, tale percentuale dovrà salire al 60% entro il 2030 ed al 65% entro il 2035.

Entro il 2025 il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato, anche questa percentuale dovrà attestarsi al 70% entro il 2030.

A partire dal 2025 tutti i “rifiuti pericolosi” dovranno essere raccolti separatamente.

Entro il 2024 i rifiuti di tipo biodegradabile dovranno essere raccolti separatamente o conferiti nei compost per il riciclaggio casalingo.

Si abbatte invece la percentuale di rifiuti conferibili in discarica, si dovrà arrivare ad una percentuale massima del 10% entro l’anno 2035.

In Italia, il Ministero dell’Ambiente ha fornito le prime due bozze di schema per il recepimento delle suddette direttive Ue, che attualmente riguardano rispettivamente:

1 – Rifiuti organici;

2 – Fanghi di depurazione;

Nei prossimi articoli approfondiremo i diversi aspetti relativi alle 4 direttive sopra descritte.

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I Forum Sostenibilità

I FORUM SOSTENIBILITA'

I Forum Sostenibilità
Teatro Bibiena - Mantova 22/02/2020

Si è tenuta sabato scorso 22 febbraio la presentazione del I Forum Sostenibilità organizzato da Tea Spa.

L’evento, si è aperto con le note di “Malguena” suonata al pianoforte dal maestro Luca Passarella.

Ed è proprio sul “DO” di questo flamenco, un “DO” lungo, mantenuto nel tempo che il giornalista

Simone Spetia de “il Sole 24 ore” introduce questo importante evento.

Perchè un “DO” mantenuto nel tempo?

Perchè quel “DO”, trasferito all’argomento del convegno, rappresenta la capacità della terra di sopportare, ma anche di mantenere nel tempo, il peso dello sfruttamento delle sue risorse da parte dell’uomo.

Quel tempo sta finendo…quel “Do” si sta assopendo…è tempo di agire quindi, è tempo di pensare a nuovi modelli di sviluppo sostenibile  – nel tempo – da parte del nostro pianeta.

Parte così questo convegno, che preannuncia un evento ancora più importante che si terrà sempre a Mantova il 23 maggio 2020, nell’ambito della manifestazione Food&Scienze.

Nella splendida cornice del Teatro Bibiena, abbiamo avuto la possibilità di attingere a molti spunti interessanti.

Gli interventi che si sono succeduti ci hanno dato una chiara idea che lo sviluppo sostenibile è il futuro della nostra umanità, ma sarà sicuramente il futuro della nostra comunità mantovana.

Si vuole infatti che Mantova diventi “Circolare”, ovvero una sorta di “Case Study” della sostenibilità ambientale.

Le idee che stanno nascendo sono quelle di:

  • costituire un osservatorio per le “Best Practices” della sostenibilità,
  • avvicinarsi alle Università per portare avanti progetti di R&D sui temi relativi all’Economia Circolare ed alla Sostenibilità,
  • costruire impianti per il trattamento del rifiuto organico al fine di trasformarlo in materia prima e seconda,
  • creare una rete tra scuola, imprese, enti pubblici e start-up innovative,

tutto questo al fine di generare una rete di eccellenze, che rappresenti un “faro” per le altre realtà italiane che si avvicineranno a questi importanti temi in futuro.

A questo proposito sarà anche istituito, da Tea Spa, ormai per l’anno 2021, “Il Primo Premio Sostenibilità”, destinato alle eccellenze mantovane che nelle tre categorie: Scuole, Enti Pubblici ed Imprese si distingueranno nella realizzazione di progetti per la Sostenibilità.   

Tornando alla scaletta dell’evento, sul palco si sono succeduti:

  • Beniamino Morselli, presidente della Provincia di Mantova;
  • Andrea Murari, Assessore all’Ambiente del Comune di Mantova;
  • Massimiliano Ghizzi, presidente della Multiutility Tea Spa;
  • Marco Frey, Professore Universitario e Presidente di Symbola;
  • Paolo Marcesini, Direttore della testata giornalistica Italia Circolare.

Tutti gli interventi hanno fornito spunti molto interessanti su questo nuovo paradigma di Economia Circolare e Sviluppo Sostenibile che sta pian piano prendendo piede nelle nostre coscienze di consumatori, e non starò qui a descrivere pedissequamente i contenuti che ciascuno dei relatori ha portato all’attenzione degli stakeholders,

bensì riporterò di seguito i due quesiti posti rispettivamente da Massimiliano Ghizzi e Paolo Marcesini che ci hanno particolarmente colpito e fatto riflettere:

1 – L’agire quotidiano può influire sulla globalità dell’ambiente?

La risposta è si – ne è fermamente convinto il Presidente di Tea Spa, Massiliano Ghizzi – il quale sostiene che ciascuno di noi deve iniziare a ripensare a tutto il proprio agire in termini di sostenibilità. Evitare gli imballaggi, evitare gli sprechi e cambiare le proprie abitudini di consumatore per diventare più consapevole e privilegiare i prodotti che rispettano il nostro pianeta.

2 – Può un’impresa non avere come unico obiettivo il profitto?

Per rispondere a questa domanda ci vengono in aiuto tre fatti importanti successi nel 2015 che hanno cambiato la storia – come spiega Paolo Marcesini – direttore di Italia Circolare, quando ancora i temi che oggi, dopo solo 5 anni sono diventati “urgenti”, venivano trattati ad un livello di astrazione molto alto.

1 – Viene pubblicata l’Enciclica Laudato Sii di Papa Francesco, che rappresenta – come sostiene il direttore di Italia Circolare – il Saggio di economia Politica più significativo dal dopoguerra ad oggi;

2 – L’ONU diffonde i Sustainable Development Goals, programma sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri, che ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

3- Larry Fink, CEO di BlackRock, il più grande fondo di investimento mondiale, manda una lettera agli altri CEO mondiali nella quale sostiene che non può esistere sviluppo economico se non si crea uno sviluppo sostenibile.

Sono tre Istituzioni autorevoli che nello stesso anno si pronunciano su temi relativi alla Sostenibilità ed all’Ambiente e che incoraggiano alla transizione verso nuovi modelli di economia e di stato sociale.

Quindi la risposta alla domanda è: si le imprese devono ripensare il loro modo di fare utile, adottando un nuovo paradigma per il quale il flusso produttivo non è più il moltiplicarsi all’infinito del prodotto verso il consumatore, ma un ciclo che riporta indietro parte della materia prima che poi verrà trattata e riutilizzata in altre produzioni.

Infine gli interlocutori, si sono rivolti ai tanti studenti presenti in sala, identificandoli come chiave di volta per il futuro di questo nuovo modello economico e sociale, sono loro che ora ci chiedono di essere consumatori più consapevoli (es. Greta Thumberg – Friday for Future) e che in futuro ne diventeranno a loro volta i fautori.

 

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