Economia circolare e digitalizzazione

L’Italia si sta riscoprendo sempre più “verde”.

Una ricerca di LinkedIn sui propri profili europei che si occupano di green economy o comunque citano la “sostenibilità” nella descrizione del ruolo aziendale, evidenzia che in Italia i professionisti del settore sono aumentati del 13% nell’ultimo anno, con un incremento del 7,5% in più rispetto alla media globale. Aumentano esponenzialmente anche i posti di lavoro richiesti nel settore della sostenibilità (+49%) e Milano si posiziona settima a livello mondiale per numero di professionisti esperti sui temi “green”.

La pandemia non ha fatto che accelerare una tendenza che si era già manifestata, incanalando sempre più risorse mondiali verso attività, idee e processi di sviluppo che si occupano di ambiente e sostenibilità.

Gli effetti del cambiamento climatico hanno un impatto ormai noto, le emissioni di anidride carbonica devono essere ridotte per contenere il tasso di aumento della temperatura terrestre. Gli accordi di Parigi del 2015 prevedono che l’aumento della temperatura sia contenuto al 1,5% a partire dal 2020 e che gli Stati aderenti agli accordi presentino obiettivi quinquennali per ridurre le proprie emissioni, fino all’emissione zero entro il 2050.

Uno dei punti fondamentali per raggiungere tale traguardo è il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare, dove lo scarto diventa risorsa ed è fondamentale impostare una strategia “by-design” che preveda cicli di vita più lunghi dei prodotti e il loro utilizzo a fine vita.

La tecnologia digitale

Il segreto è la “connessione” degli elementi, la tecnologia digitale.
E l’Italia sembra aver imboccato la strada giusta: il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha varato il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0, maggiorando tetti e aliquote anche per gli investimenti in innovazione green e digitale, prospettando la diffusione degli incentivi anche alle imprese di piccola dimensione, notoriamente il tessuto economico più importante del Belpaese.

La digitalizzazione favorisce la riorganizzazione dei processi produttivi, adottando comportamenti virtuosi in fase di progettazione, efficientando l’utilizzo delle risorse energetiche, sfruttando la potenza della rete e della condivisione delle informazioni.

La digitalizzazione è un concetto affine a quello di circolarità: “digitalizzare” significa convertire in cifre una grandezza fisica. Il digitale si occupa di raccogliere dati, di elaborarli e di restituirli. Una sorta di “circolo” per tradurre input e trasformarli in output diversi.

Ma il digitale va oltre la mera raccolta o elaborazione dell’informazione, si spinge in maniera proattiva a simulare situazioni per aiutarci a prendere fin da subito le decisioni più corrette: grazie ad algoritmi matematici e statistici, che sono alla base dell’intelligenza artificiale, un sistema digitale avanzato è in grado di calcolare tempi, quantità, costi; può prevedere scenari diversi a seconda di come si agisce sui parametri di riferimento, traducendo quindi in cifre gli eventi che ci circondano.

Conclusioni

Il digitale permette di partire con il piede giusto, già in fase di organizzazione del processo produttivo. Se state pensando di iniziare la transizione verso processi produttivi circolari, percorrete in parallelo anche la strada della digitalizzazione, a maggior garanzia del successo del vostro progetto!

Per approfondire:

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