Upcycling, l’arte del recupero nell’economia circolare

Cosa fare dei mobili e degli oggetti di casa che decidiamo di dismettere? Ci pensa l’economia circolare! Salvare gli oggetti dai rifiuti, rimettere a nuovo e dare una seconda vita a oggetti ormai dimenticati, rappresenta una delle declinazioni dell’economia circolare: l’upcycling.

L’upcycling è una forma d’arte, precisamente l’arte del recupero. A differenza del riciclo (re-cycling), in cui si riporta indietro un materiale nel suo ciclo di vita alle proprietà originarie, l’upcycling crea nuovo valore intervenendo su oggetti considerati a fine vita che, grazie a un design creativo ed intelligente, tornano ad essere interessanti ed utilizzabili, con una nuova vita spesso diversa da quella originale. In questo modo, ad esempio, le sedie degli anni ’70 vengono ridipinte e reinventate da nuove imbottiture per un cambio di look; le cassette in legno della frutta si trasformano in mensole per librerie o fioriere; il vecchio tavolino in noce massiccio della nonna, una volta levigato, trattato e verniciato, diventa un prezioso elemento del nostro salotto.

Ovviamente perché l’upcycling sia veramente circolare è importante che i materiali e le sostanze utilizzate non abbiano impatti negativi sull’ambiente.

Perché l’upcycling è importante?

L’upcycling contrasta la cultura dell’”usa e getta” ed incrementa il valore di oggetti già esistenti, riducendo i rifiuti ed evitando gli sprechi. Oltre a questo, i vantaggi di questa tipologia di recupero sono legati a:

  • risparmio energetico: l’upcycling si fonda spesso su processi semplici, artigianali ed economici, che prevedono di natura un basso consumo di energia. 
  • alto grado di recuperabilità: l’upcycling riguarda anche oggetti che non sono adatti ad essere riciclati.
  • economicità: i costi della materia prima, costituita da oggetti destinati a diventare rifiuti, e i costi di produzione non sono significativi.
Esempi virtuosi

A tutti è capitato di rinnovare l’arredamento di casa. A parte la recente iniziativa di Ikea che ha costituito un Circular Hub, dedicata a ritirare e reimmettere l’usato nel processo produttivo, i nostri vecchi mobili hanno un destino generalmente legato alle isole ecologiche dove per legge diventano rifiuti ingombranti. Risulta difficile avere un’idea del fenomeno poiché mancano dati che descrivono i flussi: tutti gli ingombranti, che siano armadi o frigoriferi, vengono classificati con la stessa codifica.

Recuperare i mobili usati è un lavoro e per alcuni anche una missione! Lo racconta la signora Giancarla di “Mobili e Cose” che, dopo anni di lavoro in altro settore, ha deciso di dedicarsi a quello che le piace fare aprendo un piccolo laboratorio a Lavagna, nei pressi di Genova, focalizzato  sull’upcycling di mobili. Giancarla e il marito lavorano in parte su commessa ed in parte d’iniziativa, andando per mercatini alla ricerca dei pezzi da recuperare. Nel caso dei mobili l’upcyciling parte dalla capacità di immaginare la nuova vita di un mobile malconcio, magari in legno massello, tirandone fuori l’anima da consegnare dal passato al futuro. I mobili vengono trattati con vernici atossiche (dal sito delle vernici Fusion: Fusion™ Mineral Paint has been certified to be non-toxic by the American Society for Testing and Materials, to the ASTM/D-4236 standard). In altre parole, circolarità deve far rima con onestà. Proprio perché non si tratta solo di un lavoro, il laboratorio “Mobili e Cose” organizza anche corsi aperti al pubblico per insegnare le tecniche del recupero a chi ha capito che questo è un modo per salvare il nostro pianeta.

Spesso l’economia circolare è occasione di inclusione sociale. Questo è il caso della cooperativa sociale “Il Martin Pescatore”, che da oltre trent’anni gestisce un laboratorio per il restauro e il recupero di mobili usati e un magazzino nella periferia di Bologna. A ciò si aggiunge anche un’attività di sgombero e recupero di mobili che altrimenti andrebbero al macero. Le mani che fanno riemergere la memoria del legno sono quelle di persone in condizioni svantaggiate mandate dal Centro di Salute Mentale, o da altri servizi sociali, e che la cooperativa accoglie come in una grande famiglia. Sotto la supervisione di un restauratore esperto, il legno viene pulito, levigato, ripensato e verniciato. Ognuno ha la sua funzione e si sente utile, nel rispetto dei propri tempi e capacità. I mobili vengono poi venduti a prezzi accessibili per permettere all’oggetto di rientrare in circolo e la cooperativa si occupa della consegna a domicilio.

C’è bisogno di contagio!

Di fronte al fenomeno dello spreco di mobili cosa è possibile fare perché gli esempi del laboratorio “Mobili e Cose” e della Cooperativa Martin Pescatore divengano contagiosi

Ognuno di noi può diventare parte del cambiamento innanzitutto prendendo coscienza che gli arredi possono durare nel tempo. Invece di buttare qualcosa che non ci piace o non ci serve più, rivolgiamoci a un laboratorio capace di restituircelo rinnovato oppure, semplicemente, doniamolo a chi si occupa di recupero.

Per incrementare queste buone abitudini servirebbe senza dubbio:

  • Creare una rete dei laboratori e magari una app che consenta di individuare il laboratorio più vicino a cui rivolgersi.
  • Istituire veri e propri centri di raccolta, gestiti da enti pubblici, di materiale donato, disponibile per i recuperatori, in modo da far incontrare la domanda e l’offerta. 
  • Fare education ossia organizzare corsi di formazione sul recupero dei mobili e degli oggetti.

E in tempi di limitazioni dovute alla pandemia perché non pensare a dei mercatini dell’usato virtuali specifici per il mondo dei mobili?

Nella staffetta tra passato e futuro la diffusione del pensiero e del business legato all’upcycling passa anche dagli strumenti digitali.





L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove,

bensì nel rappresentarle con novità.

Ugo Foscolo

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