Restart (ricominciamo) dalla riparazione e dal riuso

Avete mai ricevuto un invito a un restart party? Si tratta di una festa non convenzionale, una festa alla cultura della riparazione e del riuso nell’era dell’economia circolare!

I restart party sono eventi itineranti di alcune ore, organizzati in spazi comunitari delle città, in cui volontari con competenze tecniche aiutano i partecipanti al party a riparare e a fare manutenzione a prodotti elettronici di consumo. In queste occasioni è possibile riparare computer, televisori, lavatrici ma anche cellulari e smartphone.

I volontari prendono il nome di Restartes e costituiscono un vero e proprio movimento, nato in Gran Bretagna e ora presente anche in Piemonte, Lombardia e Toscana. Potremmo definirli artigiani digitali alla stregua dei nostrani arrotini e ripara-ombrelli.

Verso una nuova consapevolezza

Il movimento dei Restartes ha il grande merito di creare nuova consapevolezza nelle scelte di utilizzo e di acquisto degli articoli elettronici. Se è possibile riparare e continuare ad utilizzare il nostro device, allora:

  • perché non tentare di ripararlo quando si guasta?
  • e perché non acquistare, al posto di un prodotto nuovo, un device rigenerato, cioè riparato in caso di eventuali guasti, imballato e rimesso in vendita perfettamente funzionante a un prezzo scontato?
  • infine, perché non donare il nostro dispositivo a chi potrebbe recuperarlo quando decidiamo di dismetterlo?

Questo rappresenta un vero e proprio cambio culturale che necessita della collaborazione delle imprese produttive e del legislatore. Viviamo nell’era dell’obsoloscenza programmata e dell’usa-e-getta in cui tutto rema contro la riparazione dei prodotti elettronici. Pensiamo alle batterie non sostituibili, alle difficoltà di smontare l’apparecchio o a trovare pezzi di ricambio sul mercato a prezzi accettabili. I rifiuti elettronici sono la categoria di rifiuti che cresce più velocemente nell’UE e di cui si ricicla meno del 40%.

Allungare il ciclo di vita aiuta l’ambiente e crea lavoro

Riparare permette di aumentare il ciclo di vita di questi prodotti elettronici, facendo rinascere oggetti che altrimenti sarebbero rifiuti, e di evitare la perdita di materiali preziosi con un grande beneficio per il nostro ambiente.

L’allungamento del ciclo di vita del prodotto è alla base di uno dei modelli di business legati all’economia circolare e viene già adottato da diverse imprese. Pensiamo alle aziende come Reware che fondano il proprio core business nel prolungamento della vita dei computer dismessi, offerti successivamente ad imprese del terzo settore o privati a prezzi super-convenienti. Gli appassionati di videogames conosceranno senz’altro il programma di acquisto, vendita, riparazione e riuso di prodotti usciti dal mercato di GameStop. I prodotti vengono ricondizionati sia da un punto di vista estetico che meccanico-funzionale e riproposti per l’acquisto ad un target di clienti sensibili al prezzo, che non ha problemi ad acquistare un prodotto “come nuovo”.

Riparazione, rigenerazione e riuso rappresentano quindi un connubio che permette di tutelare l’ambiente ma anche di creare lavoro.

Lo sanno bene i ragazzi che prendono parte al progetto “Artigianelli digitali”, dell’ENGIM Artigianelli di Torino. Questi ragazzi imparano a riparare oggetti elettronici di vario tipo, gestendo il cliente, in una simulazione di attività di impresa. Il prof. Antonio Alessio Di Pinto, referente del progetto e uno dei fondatori dei “Restarters Torino”, ci racconta che gli studenti dedicano un pomeriggio alla settimana del loro tempo alla gestione di un negozietto, dove fanno pratica come volontari nella riparazione di oggetti elettronici, animati dal desiderio di avere più tempo per fare esperienza ed imparare un lavoro che altrimenti rimarrebbe solo teoria.

A che punto è la normativa?

Queste iniziative, progetti e business d’impresa si pongono sulla stessa lunghezza d’onda della Risoluzione non legislativa approvata lo scorso novembre dal Parlamento UE sul diritto alla riparazione. La Risoluzione invita la Commissione Europea ad assicurare ai consumatori il diritto alla riparazione rendendo le riparazioni più accessibili, sistematiche e vantaggiose, ad esempio estendendo la garanzia sulle parti di ricambio o garantendo un migliore accesso alle informazioni su riparazione e manutenzione. Inoltre, la Risoluzione esorta a sostenere maggiormente il mercato dei prodotti di seconda mano, ad incoraggiare la produzione sostenibile e chiede misure per contrastare le pratiche volte a ridurre la durata dei prodotti. Importante è la richiesta di un’etichettatura dei prodotti in base alla loro vita utile, che dovrebbe prevedere ad esempio un contatore degli utilizzi e informazioni chiare sulla durata media di un prodotto.

Per rafforzare l’invito della Risoluzione i Restater di Torino, insieme a tutti i Repairers del mondo, sono i promotori di una campagna indirizzata alla Commissione Europea a favore del diritto alla riparazione degli smartphone. Nella petizione si chiede in particolare che le grandi multinazionali produttrici mettano a disposizione dei riparatori e dei consumatori i pezzi di ricambio, i manuali e le informazioni utili alla riparazione nonché si impegnino ad estendere la vita dei loro prodotti.

Ecco il link da firmare e da condividere:

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (Gandi)

Per approfondire il mondo dei Restarters: www.repair.eu

Per scoprire i modelli di business legati all’economia circolare: https://getitcircular.eu/index.php/2020/02/06/business-models/

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