Bankers&Co

Photo by Paulo Carrolo on Unsplash

 

La sfida del nostro tempo è la transizione ad un’economia sostenibile.

Dopo questo periodo di stand-by torneremo alla normalità? O riusciremo a capire che quella che era la normalità si è rivelata essere un problema? Riusciremo a pianificare la strategia per ridurre le alterazioni dell’ambiente?

Dobbiamo contrastare ed abbandonare le attività che causano perdita di biodiversità, alterazione degli habitat e cambiamenti climatici. Per farlo in maniera impattante è fondamentale arrivare a un paradigma economico circolare, ossia processi industriali ed agricoli sostenibili, che ricorrono a fonti energetiche rinnovabili.

Sono già molte le imprese, grandi e meno grandi, convinte che il futuro sia circolare. Negli ultimi anni sono fiorite anche molte start-up che prestano l’innovazione tecnologica alla causa, presentando idee che vanno da materiali tecnologicamente avanzati, abili ad essere riciclati/riusati, a nuove fonti di energia pulita. Oggi il modello circolare funziona soprattutto grazie alla cooperazione all’interno di settori e filiere, al sostegno di filantropi, come la Ellen MacArthur Foundation, e di alcuni pionieri del mondo del finanza.

 

Cosa serve perché l’economia circolare esploda a livello di sistema?

 

Tra le diverse cose, è sicuramente fondamentale che arrivi il sostegno massiccio di investitori e di finanziatori.

Per far sì che ciò sia possibile, occorre comprendere l’impatto che il paradigma economico circolare sviluppa sui profili di rischio degli assets, abbassandoli, e la conseguente generazione di combinazioni rischio-rendimento che possono essere associate agli asset circolari. Occorre superare definitivamente la logica dello “short termism”, ossia della ricerca di alti profitti nel breve termine. Occorrono “capitali pazienti”, investiti con una visione di lungo termine in progetti capaci di riconoscere, oltre al profitto, l’evidente connessione tra sfide ambientali e sfide sociali.

L’Institute for Sustainability Leadership, della prestigiosa Università di Cambridge, ha dedicato uno studio al ruolo che il sistema bancario può ricoprire nell’accelerare la transizione a un’economia sostenibile.

Nella teoria dell’intermediazione finanziaria le banche hanno il ruolo di moltiplicatore di denaro grazie al loro ruolo di intermediari di capitali ma anche di relazioni.

In quanto intermediaria di capitali, la banca può esporsi direttamente nei confronti della clientela erogando finanziamenti collegati ad esempio agli indicatori di sostenibilità, i cosiddetti SDGs ( che però non sono ancora collegati a concetti prettamente circolari).

Le varie forme di finanziamento potrebbero correlare il livello del tasso di interesse al raggiungimento di un determinato KPI. La provvista può essere ottenuta dalla banca mediante emissione di green bond o di transition bond, strumenti di debito finalizzati specificamente al finanziamento di progetti ad hoc, oppure tramite la realizzazione di cartolarizzazioni sintetiche.

E’ chiaro che la banca dovrà orientarsi su un terreno in parte nuovo se pensiamo che l’impresa circolare, a differenza di quella lineare, mette in pratica modelli di business che divengono redditizi mediamente in periodi più a lungo termine.

In quanto intermediari di relazioni, la banca potrebbe accompagnare le imprese circolari a realizzare i propri progetti avvalendosi del proprio network e dei propri partner. Potrebbero nascere partnership e sponsorship, in cui le varie esperienze e competenze sono messe a disposizione per la realizzazione dell’iniziativa circolare.

Un importante esempio di “collaborative financing”, che ha portato alla realizzazione di una piantagione di gomma su terreni degradati e permesso di recuperare 88 mila ettari di terreno nonché 16 mila posti di lavoro, è citato dal gruppo di lavoro dell’Università di Cambridge.

L’operazione, denominata “The Tropical Landscape Finance Facility (TLFF), è stata strutturata sul mercato con l’emissione di un sustainability bond ed è stata resa possibile grazie ai rapporti intercorrenti tra un’importante banca francese, Michelin e agenzie per lo sviluppo come il Development Finance Institutions (DFIs).

Altre strade innovative da percorrere per raccogliere fondi sotto forma di equity sono rappresentate da venture capital, forma tipica di fundraising per le imprese innovative e ad alto potenziale di crescita, dall’equity crowfunding, che permette di raccogliere fondi di modesta entità da un numero elevato di investitori utilizzando piattaforme ad hoc, e dagli incubatori, organizzazioni che offrono capitale ad aziende selezionate con criteri di governance responsabile e valutazione di impatti sociali e ambientali positivi.

Lascia sperare in una trasformazione della finanza, la ormai storica lettera che Larry Fink, CEO di BlackRock, ha indirizzato agli investitori per annunciare l’intenzione di rendere la sostenibilità parte integrante della costruzione dei portafogli e del risk management.

L’introduzione degli SDGs, avvenuta ad ottobre 2017, ha rappresentato un importante avanzamento per dotare gli investitori di un lessico comune che consenta loro di progredire verso un sistema di misurazione degli impatti che l’essere sostenibili consente di ottenere.

E’ importante pertanto sviluppare approcci che riconoscano e misurino la circolarità e che includano fattori di rischio lineari nei processi di valutazione e di risk assessment. Serve uno standard unico e univoco per dare punteggi ambientali ai progetti e agli investimenti.

A tal proposito è stato fatto un primo passo con la pubblicazione del rapporto del Gruppo di esperti UE sulla finanza sostenibile sul “sistema di classificazione per le attività economiche sostenibili”. Questo primo “elenco verde” servirà a classificare dal punto di vista finanziario le attività e il rapporto sugli standard per il Green Bond. Il prossimo obiettivo della Commissione è definire il quadro normativo collegato.

In tutto questo, è fondamentale che la finanza non investa in progetti non sostenibili o ingannevolmente sostenibili (green-washing e window-washing). Le imprese circolari possono aiutare gli investitori a riconoscerle presentando una disclosure di bilancio quanto più esplicativa della natura della propria attività e dei propri prodotti/servizi, della gestione dei rischi connessi e dei benefici che si attende di ottenere. Possono fare molto anche gli investitori finali domandando e scegliendo proposte di investimento sostenibili, con esplicito riferimento all’economia circolare.

Ipotizzando quindi un atteggiamento proattivo di esponenti della finanza, imprese circolari ed investitori finali, nella realizzazione di una vision e di una strategia comune sostenibile, manca ancora un ingrediente. Per svelarlo è bello richiamare il passaggio di un romanzo svedese, più volte ripreso da Barricco. Una regina che voleva imparare ad andare a cavallo, salì in groppa al destriero e chiese sprezzante al maestro di equitazione se ci fossero regole da rispettare. La risposta fu: la prima regola è prudenza; la seconda è AUDACIA.

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Economia Circolare: il quadro normativo europeo

La Normativa Europea etichettata come “Pacchetto Economia Circolare” varata a Strasburgo il 30 maggio 2018 ed in vigore dal 4 luglio 2018, deve essere recepita dai paesi membri entro il 5 marzo 2020.

Il pacchetto costituito da 4 Direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio Ue, modifica ben 6 precedenti Direttive Europee e pone nuovi obiettivi in termini di riciclo degli scarti (vedi immagine).

Entro il 2025 il 55% dei rifiuti urbani dovrà essere riciclato, tale percentuale dovrà salire al 60% entro il 2030 ed al 65% entro il 2035.

Entro il 2025 il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato, anche questa percentuale dovrà attestarsi al 70% entro il 2030.

A partire dal 2025 tutti i “rifiuti pericolosi” dovranno essere raccolti separatamente.

Entro il 2024 i rifiuti di tipo biodegradabile dovranno essere raccolti separatamente o conferiti nei compost per il riciclaggio casalingo.

Si abbatte invece la percentuale di rifiuti conferibili in discarica, si dovrà arrivare ad una percentuale massima del 10% entro l’anno 2035.

In Italia, il Ministero dell’Ambiente ha fornito le prime due bozze di schema per il recepimento delle suddette direttive Ue, che attualmente riguardano rispettivamente:

1 – Rifiuti organici;

2 – Fanghi di depurazione;

Nei prossimi articoli approfondiremo i diversi aspetti relativi alle 4 direttive sopra descritte.

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I Forum Sostenibilità

I FORUM SOSTENIBILITA'

I Forum Sostenibilità
Teatro Bibiena - Mantova 22/02/2020

Si è tenuta sabato scorso 22 febbraio la presentazione del I Forum Sostenibilità organizzato da Tea Spa.

L’evento, si è aperto con le note di “Malguena” suonata al pianoforte dal maestro Luca Passarella.

Ed è proprio sul “DO” di questo flamenco, un “DO” lungo, mantenuto nel tempo che il giornalista

Simone Spetia de “il Sole 24 ore” introduce questo importante evento.

Perchè un “DO” mantenuto nel tempo?

Perchè quel “DO”, trasferito all’argomento del convegno, rappresenta la capacità della terra di sopportare, ma anche di mantenere nel tempo, il peso dello sfruttamento delle sue risorse da parte dell’uomo.

Quel tempo sta finendo…quel “Do” si sta assopendo…è tempo di agire quindi, è tempo di pensare a nuovi modelli di sviluppo sostenibile  – nel tempo – da parte del nostro pianeta.

Parte così questo convegno, che preannuncia un evento ancora più importante che si terrà sempre a Mantova il 23 maggio 2020, nell’ambito della manifestazione Food&Scienze.

Nella splendida cornice del Teatro Bibiena, abbiamo avuto la possibilità di attingere a molti spunti interessanti.

Gli interventi che si sono succeduti ci hanno dato una chiara idea che lo sviluppo sostenibile è il futuro della nostra umanità, ma sarà sicuramente il futuro della nostra comunità mantovana.

Si vuole infatti che Mantova diventi “Circolare”, ovvero una sorta di “Case Study” della sostenibilità ambientale.

Le idee che stanno nascendo sono quelle di:

  • costituire un osservatorio per le “Best Practices” della sostenibilità,
  • avvicinarsi alle Università per portare avanti progetti di R&D sui temi relativi all’Economia Circolare ed alla Sostenibilità,
  • costruire impianti per il trattamento del rifiuto organico al fine di trasformarlo in materia prima e seconda,
  • creare una rete tra scuola, imprese, enti pubblici e start-up innovative,

tutto questo al fine di generare una rete di eccellenze, che rappresenti un “faro” per le altre realtà italiane che si avvicineranno a questi importanti temi in futuro.

A questo proposito sarà anche istituito, da Tea Spa, ormai per l’anno 2021, “Il Primo Premio Sostenibilità”, destinato alle eccellenze mantovane che nelle tre categorie: Scuole, Enti Pubblici ed Imprese si distingueranno nella realizzazione di progetti per la Sostenibilità.   

Tornando alla scaletta dell’evento, sul palco si sono succeduti:

  • Beniamino Morselli, presidente della Provincia di Mantova;
  • Andrea Murari, Assessore all’Ambiente del Comune di Mantova;
  • Massimiliano Ghizzi, presidente della Multiutility Tea Spa;
  • Marco Frey, Professore Universitario e Presidente di Symbola;
  • Paolo Marcesini, Direttore della testata giornalistica Italia Circolare.

Tutti gli interventi hanno fornito spunti molto interessanti su questo nuovo paradigma di Economia Circolare e Sviluppo Sostenibile che sta pian piano prendendo piede nelle nostre coscienze di consumatori, e non starò qui a descrivere pedissequamente i contenuti che ciascuno dei relatori ha portato all’attenzione degli stakeholders,

bensì riporterò di seguito i due quesiti posti rispettivamente da Massimiliano Ghizzi e Paolo Marcesini che ci hanno particolarmente colpito e fatto riflettere:

1 – L’agire quotidiano può influire sulla globalità dell’ambiente?

La risposta è si – ne è fermamente convinto il Presidente di Tea Spa, Massiliano Ghizzi – il quale sostiene che ciascuno di noi deve iniziare a ripensare a tutto il proprio agire in termini di sostenibilità. Evitare gli imballaggi, evitare gli sprechi e cambiare le proprie abitudini di consumatore per diventare più consapevole e privilegiare i prodotti che rispettano il nostro pianeta.

2 – Può un’impresa non avere come unico obiettivo il profitto?

Per rispondere a questa domanda ci vengono in aiuto tre fatti importanti successi nel 2015 che hanno cambiato la storia – come spiega Paolo Marcesini – direttore di Italia Circolare, quando ancora i temi che oggi, dopo solo 5 anni sono diventati “urgenti”, venivano trattati ad un livello di astrazione molto alto.

1 – Viene pubblicata l’Enciclica Laudato Sii di Papa Francesco, che rappresenta – come sostiene il direttore di Italia Circolare – il Saggio di economia Politica più significativo dal dopoguerra ad oggi;

2 – L’ONU diffonde i Sustainable Development Goals, programma sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri, che ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

3- Larry Fink, CEO di BlackRock, il più grande fondo di investimento mondiale, manda una lettera agli altri CEO mondiali nella quale sostiene che non può esistere sviluppo economico se non si crea uno sviluppo sostenibile.

Sono tre Istituzioni autorevoli che nello stesso anno si pronunciano su temi relativi alla Sostenibilità ed all’Ambiente e che incoraggiano alla transizione verso nuovi modelli di economia e di stato sociale.

Quindi la risposta alla domanda è: si le imprese devono ripensare il loro modo di fare utile, adottando un nuovo paradigma per il quale il flusso produttivo non è più il moltiplicarsi all’infinito del prodotto verso il consumatore, ma un ciclo che riporta indietro parte della materia prima che poi verrà trattata e riutilizzata in altre produzioni.

Infine gli interlocutori, si sono rivolti ai tanti studenti presenti in sala, identificandoli come chiave di volta per il futuro di questo nuovo modello economico e sociale, sono loro che ora ci chiedono di essere consumatori più consapevoli (es. Greta Thumberg – Friday for Future) e che in futuro ne diventeranno a loro volta i fautori.

 

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